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mercoledì 3 giugno 2015

La nevrosi si può vincere



Chi ha un po’ di dimestichezza con i libri non può non conoscere Hermann Hesse, lo scrittore tedesco naturalizzato svizzero, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1946. E’ certamente uno dei “mostri sacri” della letteratura mondiale al cui confronto ci si sente davvero piccoli. Ho letto diversi libri della sua vastissima produzione; mi piace portare all’attenzione di chi mi legge queste interessanti riflessioni raggruppate sotto il titolo “La nevrosi si può vincere” e – considerati i tempi che viviamo - penso che la tematica trattata sia di stretta attualità.

Scrive Hesse nel suo primo capitolo: “la fretta, vista come ragione fondamentale della nostra vita, è indubbiamente il nemico più pericoloso della gioia......la frenesia della vita moderna si è ormai impossessata anche dei nostri momenti di tempo libero; godiamo delle cose in maniera nervosa e logorante come durante la nostra attività lavorativa”. Sembrerebbe, quindi, che non sappiamo più vivere in maniera pacata e serena neanche i momenti in cui non siamo impegnanti nel lavoro; portiamo il nostro stress, la nostra nevrosi sempre con noi, anche in vacanza, nei luoghi del divertimento.

Lo scrittore ci invita, pertanto, a fermarci, a coltivare l’arte dell’ozio...”bisognerebbe vivere di più sotto il cielo e sotto gli alberi, da soli, più vicini ai segreti della bellezza e della grandezza....non vi è nulla di più bello, in tempi difficili, che abbandonarsi alla natura, non per goderne in modo passivo, bensì creativo”.

Parlando degli artisti, lui dice che il loro compito primario è quello di descrivere le sofferenze dell’uomo d’oggi; e lo possono fare non per sentito dire ma solo soffrendo a loro volta. La sofferenza deve essere tradotta in parole affinché si possa superare. Può darsi che il poeta - che con i suoi versi incantatori esalta l’orrore della vita - sia un uomo triste e solitario; può darsi che il musicista con la sua musica canta la sua sofferenza, la sua tristezza. Tuttavia le opere di questi maestri di vita contribuiscono ad aumentare la nostra serenità, la nostra gioia di vivere. Ciò che ci regalano non è più la loro oscurità, le loro angosce, bensì gocce di luce pura, di eterna serenità. Lo scrittore tedesco, con questo suo libro,  ci invita anche a diffidare della eccessiva tecnologia, dell’idea di progresso così come ci viene oggi presentata, della magnificenza e grandezza della nostra epoca. Dietro la facciata della civilizzazione, la terra è piena di montagne di scorie e di mucchi di rifiuti. Non è possibile alcuna civilizzazione senza violenza contro la natura.

11 commenti:

  1. Questo Hesse mi giunge nuovo.
    E mi pare pure assai interessante.

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    1. Si, uno scrittore praticamente sconosciuto, ma interessante...;-)

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  2. letto in età adolescenziale, libro preferito narciso e boccadoro.
    ricordo che anche le poesie mi piacevano molto!

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    1. Hesse è uno di quegli autori che veniva letto durante il periodo scolastico. Ritornare sui suoi libri è sempre un piacere.

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    2. no, per me non è stato un libro "scolastico", visto che in letteratura non andammo oltre l'ottocento :)

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    3. Evidentemente mi sono espresso male; intendevo dire che Hesse veniva letto negli scolastici come reazione alla letteratura imposta dalla scuola

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  3. roba spesso caro Remigio,
    lo conosco benissimo

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    1. Ho amato molto Hermann Hess e ho letto molti dei suoi libri tra cui anche questo che mi attrasse anche perchè ho sempre cercato di conoscere me stessa comprese le mie nevrosi. Credo che lo rileggerò, fa sempre bene riprendere in mano un libro importante potrà insegnarci qualcosa di nuovo
      Un saluto affettuoso
      Isabella

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    2. Dici bene, Isabella, un libro importante - riletto in momenti diversi della nostra vita - insegna sempre qualcosa di nuovo. Ciao e grazie della visita :-)

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