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martedì 6 giugno 2017

Metamorfosi: da l'Asino d'oro a Pinocchio



Può esistere un accostamento letterario tra le “Metamorfosi” di Apuleio e “Le avventure di Pinocchio” di Collodi? Io direi di si, perché i due libri si inseriscono in quel tracciato di letture che spazia tra il fantastico ed il fiabesco, i cui protagonisti principali sono uniti da due notevoli concessioni :  la metamorfosi e il desiderio di conoscenza. Nel racconto di Apuleio assistiamo, pertanto, alla trasformazione in asino del giovane Lucio, successivamente restituito alle sue iniziali sembianze umane attraverso l’intervento della dea Iside; mentre nel libro di Collodi la trasformazione in sembianze umane riguarda il burattino di legno Pinocchio. Attraverso le loro diverse esperienze di vita, sorretti da una smisurata curiosità che li spinge ad inoltrarsi verso sentieri impervi e sconosciuti (la magia da una parte e la ribellione dall’altra), i protagonisti di questi due capolavori della letteratura di tutti i tempi dovranno affrontare e superare una serie di rocambolesche avventure dai contorni fantastici e paradossali, per poter raggiungere la loro piena maturità. Le prove che dovranno superare, le sopraffazioni e le angherie che saranno costretti a sopportare  rappresentano una sorta di penitenza e di purificazione, attraverso le quali potranno finalmente riscattarsi.

Lucio, il protagonista delle “Metamorfosi – L’asino d’oro” (Oscar Mondadori), appare come l’alter ego dello scrittore dell’antica Roma, anch’egli animato da una grande curiosità ed  attratto dalle arti magiche. Ma questi suoi interessi non si ispiravano alla magia nera, alla stregoneria, ai riti propiziatori, per i quali subì anche un processo. Apuleio era interessato, piuttosto, ad una magia più alta, intesa come attività filosofica e religiosa, che elevava lo spirito verso le vette più alte della conoscenza umana e divina e tracciava un percorso privilegiato con il sacro e, appunto, con la divinità. Una magia superiore, che potesse venire in soccorso dell’uomo ed affrancarlo dalle sue miserie e dalle sue debolezze. E per poter raggiungere queste vette di conoscenza, ma anche per potersi riscattare dalle oppressioni fisiche e morali che lo angustiavano, Apuleio  immaginava che l’uomo dovesse superare inevitabilmente una sorta di via crucis,  attraverso sofferenze e tribolazioni.

La magia e il divino, un binomio che da sempre accompagna la vita dell’uomo in tutte le sue manifestazioni, sono il filo conduttore del libro di Apuleio, scritto circa duemila anni fa, con cui l’autore sembra interrogarsi su questi due temi che tanto hanno affascinato gli scrittori dell’antichità e che ancora oggi fanno discutere circa l’influenza che possano avere sull’esistenza umana. Due forze antagoniste e contrapposte che condizionano la vita delle persone nel bene e nel male e che a volte ne limitano le scelte. E sarà’ proprio un unguento magico che permetterà all’asino Lucio - che aveva comunque conservato tutta la sensibilità umana e la capacità di comprendere – di vivere una serie di straordinarie esperienze e avventure rocambolesche, di conoscere nuovi paesi, di sperimentare nuove condizioni e abitudini di vita. Passando da un padrone all’altro, da quello più violento e brutale a quello più umano,  Lucio ci racconta la vita nelle sue più incredibili sfaccettature, da un punto di osservazione strano e privilegiato, ossia nella condizione di vita dell’animale più “stupido” esistente in natura che, avendo ereditato l’intelligenza umana, può scrutare il mondo e gli uomini, può conoscerne i pregi e i difetti, la bontà e la cattiveria. L’asino Lucio ci parla di tutto ciò che vede o che sente raccontare dai tanti personaggi che incontra lungo il suo cammino e la narrazione si presenta come una sorta di mosaico di tante vicende, un puzzle di storie di vita il cui filo conduttore è, di volta in volta, l’amore e l’erotismo, l’infedeltà coniugale e l’inganno, la miseria e la violenza, le arti magiche e la religione. Ma è la divinità – e non più una pozione magica - a trasformarlo nuovamente in un essere umano, a riportarlo sulla giusta strada, a renderlo libero – in cambio di devozione assoluta -  quasi a voler sottolineare che non si possono sfidare gli Dei e che il “divino” è superiore a qualsiasi arte magica, a qualsiasi incantesimo o arte propiziatoria. L’uomo, con la sua intelligenza, non può spingersi oltre il tracciato della propria conoscenza, sembra volerci ammonire Apuleio, altrimenti va incontro ad una serie di terribili sventure, da cui può essere liberato solo dal proprio Dio.

6 commenti:

  1. intanto mi affascina come tu, pescando come sempre dallo sterminato repertorio letterario del passato, riesca a trovare (e a convincere di questo il lettore) paralleli e somiglianze tra opere apparentemente assai distanti.
    e poi mi piacciono i modi appassionati con cui ci parli dell'Asino d'oro di Apuleio, lettura parziale e distratta dei tempi del liceo.
    massimo legnani

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    1. Grazie Carlo, sei troppo buono! C'è sempre qualche somiglianza tra i libri: basta trovarla. E poi, diciamolo, tutti quelli che scrivono vengono influenzati, in qualche maniera, dalle loro precedenti letture. Anche i più grandi scrittori. Un caro saluto :)

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  2. Vorrei essere più originale, ma ho trovato il commento di Massimo coincidente con il mio. Complimenti.

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    1. Grazie anche a te, Daniele. Un saluto

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  3. Originale questa corrispondenza tra i due libri.
    SG.

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